Avete mai provato a cercare sul dizionario il significato della parola “Cattivo”?
I risultati potrebbero sorprendervi.
Noterete, infatti, che la sua etimologia è latina: deriva dal termine “Captivus”, la cui traduzione italiana corretta è “Prigioniero”.
E’ strano scoprire come dal significato di questo vocabolo tanto comune e usato sia derivato qualcosa di completamente diverso.
Ci è sempre stato insegnato che al mondo esistono i cattivi che sono l’opposto dei buoni: BENE e MALE, bianco o nero, senza via di mezzo.
E chi è cattivo va rinchiuso e isolato, così che non possa danneggiare nessuno.
Ma è davvero così? Oppure è così che siamo abituati a pensare?
Forse i cattivi non sono davvero tali, magari delle volte sono semplicemente dei prigionieri.
A Way Out ci insegna che per capire i cattivi bisogna analizzare la loro storia, perciò siamo lieti di presentarvi in tutta la loro non-cattiveria: Leo Caruso e Vincent Moretti.
Leo è cresciuto in un orfanotrofio ed ha intrapreso la via del crimine sin da bambino.
Durante il furto di un famoso diamante è stato beccato dalla polizia a causa del tradimento del suo complice e, in seguito, arrestato.
Vuole uscire di prigione per sistemare le cose per suo figlio, che non ha visto nascere, e sua moglie
Vincent lavorava nel settore bancario. Ha conseguito la laurea molto giovane ed ha sposato la sua fidanzata del liceo.
E’ poi stato coinvolto in rapine e giri di riciclaggio di denaro, ed è stato arrestato.
Vuole vendicarsi per essere stato incastrato a causa di un omicidio che, a detta sua, non ha compiuto.
Questa è la descrizione dei personaggi che compare di fronte ai giocatori al momento di iniziare il gioco: le loro storie sono così diverse da quelle dei classici “eroi” dei videogiochi, eppure appaiono molto diverse anche da quelle dei “criminali”.
Cercano redenzione e vendetta oppure semplicemente giustizia? Ai posteri l’ardua sentenza.
Sulla base di queste informazioni, nella schermata iniziale, sarà possibile per i giocatori scegliere chi dei due protagonisti interpretare.
Se la loro storia non è sufficiente, tranquilli. Ecco la descrizione dei loro caratteri:
Leo è carismatico e testardo, poco paziente e incline alla violenza.
Maschera le sue emozioni con l’ironia.
E’, senza alcun dubbio, una bomba ad orologeria.
Vincent si contraddistingue per la gentilezza e l’incredibile pazienza.
Ha molti riguardi per il prossimo, anche se è diffidente.
Lui, della bomba, è il detonatore
Fate attenzione! Il carattere del vostro personaggio ne influenza sia le scelte che le interazioni: Leo, ad esempio, si rivolge a tutti i suoi interlocutori con arroganza, mentre Vincent cerca sempre un piano che non preveda il confronto diretto.
Queste differenze caratteriali così evidenti tra i due protagonisti saranno, in realtà, la base della loro futura amicizia. Non dimentichiamoci però che il carcere non è proprio il posto ideale per incontrare l’amico del cuore.. O forse si?
Comunque, nonostante la dovute perplessità, i due scopriranno di avere molto più in comune di come credono.
Impareranno presto a collaborare mettendo da parte l’orgoglio per raggiungere un obiettivo comune: la FUGA.
Vi consigliamo caldamente di trovare un buon compagno di cella: “attivo il secondo controller e mi godo l’avventura da solo” non è un piano che funziona.
In A Way Out la coordinazione è essenziale. Molte scene richiedono l’immediatezza tra un’azione di Vincent e una di Leo: per esempio, per scappare di prigione dovrete fare il classico “buco dietro il gabinetto” e le guardie saranno sempre all’erta. Bisognerà perciò avere la completa fiducia nel vostro compagno che, mentre voi scavate, si occuperà di distrarle. Non è semplice far tutto con due sole mani!
La presenza fondamentale di un secondo giocatore è testimoniata dalla scelta di far condividere lo stesso schermo (meglio noto come split-screen): a sinistra avremo la visuale di Leo, mentre a destra quella di Vincent.
Vi sono delle fasi in cui il gioco vi chiederà di scegliere se affidarvi al piano di Leo o a quello di Vincent ed entrambi i giocatori devono essere d’accordo sulla strategia da adottare per poter proseguire.
Questo potrebbe non essere sempre così scontato, almeno se giocate in due: immaginate di trovarvi in bosco, con la polizia alle costole. Vedete in lontananza una villa solitaria, abitata da due signori anziani. Dovete assolutamente nascondervi e chiunque potrebbe rappresenta un grosso pericolo per voi.
Diteci ora quanti di voi proporrebbero di far scappare gli anziani piuttosto che legarli nello scantinato così che non chiamino la polizia!
Ecco dunque perché è necessario collaborare a 360 gradi.
Vi consigliamo, inoltre, di esplorare per bene la mappa che vi circonda.
Troverete vari minigiochi con cui sfidare il vostro compagno e divertirvi con lui: EL è un campione di Forza 4 mentre MARY ha adorato giocare a scacchi.
Non fatevi ingannare. La presenza di questi minigiochi non spezza l’andamento della trama: offrono anzi piacevoli momenti di sfida uno contro l’altro che hanno il solo scopo di divertire i giocatori, e perciò di rafforzare il loro legame.
Il gioco non è studiato per essere troppo difficile, in modo da permettere a chiunque di godersi la trama intrigante: i punti di salvataggio automatico sono moltissimi e ben distribuiti, e l’intelligenza artificiale non è poi così intelligente.
Gli scontri corpo a corpo seguono la meccanica QTE (Quick Time Event): al momento giusto si deve eseguire il comando che compare sullo schermo.
Se si commettono alcuni errori, nessun problema: si ricomincerà da capo.
MARY non è molto veloce con le dita al contrario di EL, eppure non ha avuto grossi problemi. (Non si può fare lo stesso discorso per la mira, purtroppo…)
Abbiamo provato il gioco grazie al GamePass, che include EA PLAY, e ci siamo serviti di 2 controllers per giocare.
Ricordiamo inoltre che EA dà la possibilità a chi possiede il gioco di far entrare in partita un amico dalla propria lista, senza che quest’ultimo sia costretto ad acquistarlo a sua volta. Insomma, la meccanica del Friend’s Pass è piuttosto utile nei titoli che richiedono necessariamente 2 giocatori.
Come in It Takes Two, non è presente un doppiaggio in italiano: è possibile giocare A Way Out con i sottotitoli in lingue diverse, ma il doppiaggio rimane inglese. A suo modo, potrebbe essere un valore aggiunto per tutti coloro i quali apprezzano giocare un titolo in lingua originale.
Abbiamo concluso la Nostra avventura su A Way Out in poco meno di 6 ore.
Siamo rimasti parecchio soddisfatti di averlo giocato Insieme e consigliamo di fare altrettanto con un vostro amico o familiare, meglio ancora se siete nella stessa stanza.
La grafica è molto fluida, precisa al dettaglio dove deve esserlo e un po’ più grossolana nei vari sfondi.
Vi raccomandiamo solo di non affezionarvi troppo ai personaggi …
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